Ci avviamo lentamente verso una parvenza di “normalità”, dopo lo tsunami provocato dal coronavirus Covid 19. Già, perché un ritorno alla vita precedente non sarà possibile ancora per molto tempo o quantomeno sino a quando il virus sarà debellato con terapie mirate.

Nel frattempo abbiamo vissuto un incubo durato quasi due mesi, rinchiusi in casa e con rare uscite, consentite solo per motivi di lavoro e di salute o per acquistare generi di prima necessità.  Tutti (o quasi) con mascherine e guanti, spesso introvabili nei negozi – come l’alcool e l’amuchina- o venduti a prezzi esorbitanti dai soliti miserabili speculatori, purtroppo solo in pochi casi scovati e sanzionati.

Nello spettrale silenzio delle strade, con tanti negozi chiusi e poca gente in giro, abbiamo riscoperto il significato di un aforisma del grande umorista Ennio Flaiano:Per essere felici bisognerebbe desiderare ciò che si ha”.  Abbiamo cioè riscoperto o maggiormente apprezzato ciò che apparteneva alle nostre vite e che ci appariva del tutto normale, se non addirittura scontato.

Dalle cose più leggere come un caffè al bar, una cena in pizzeria al ristorante, una partita di calcio o di altri sport, un film al cinema, uno spettacolo a teatro, sino a tante altre cose molto più importanti. Siamo stati privati delle tante occasioni di socializzazione tra parenti e amici, le scuole sono rimaste chiuse, mentre anche i tristi momenti dedicati alle persone scomparse sono stati stravolti dal divieto di svolgimento dei funerali e dalla chiusura dei cimiteri. Tutte le altre cerimonie religiose sono state soppresse, compresa la celebrazione della Santa Messa, così come matrimoni, battesimi e cresime.

settimana santa

E che dire dei momenti devozionali come i Riti quaresimali e quelli della Settimana Santa che a Taranto sono da sempre particolarmente sentiti?

Tutto annullato, come avvenne solo in occasione dei due conflitti mondiali. E niente processione di San Giuseppe, niente festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo…

Per molti tarantini privazioni che hanno lasciato il segno.Ma non dobbiamo disperare e guardare al futuro con speranza. Certo, non sarà facile, perché all’emergenza sanitaria si è aggiunta quella economica che ha provocato danni enormi e forse irreparabili. Tante persone hanno perso il lavoro, diverse piccole imprese probabilmente non riapriranno più, sono aumentati i “nuovi poveri”. E solo grazie al generoso impegno di tanti volontari le sofferenze di tante persone sono state lenite, sia pure parzialmente.

Ci si aspettava di più dal Governo nazionale, dicono in molti. Perché i modesti sostegni a famiglie e imprese si sono rivelati tardivi nell’erogazione e insufficienti a fronteggiare l’emergenza. E parliamo dei bonus, ma anche dei prestiti. In altri Paesi colpiti dal Covid 19 si è proceduto invece ad elargizioni rapide e a fondo perduto.

Insomma, uno scenario complicatissimo, dove anche il nostro sistema sanitario ha mostrato tutti i suoi limiti, in conseguenza soprattutto dei tagli operati dallo Stato e da diverse regioni (non esclusa la Puglia) in un settore strategico per la tutela della salute dei cittadini. Come non dire grazie, dunque, a tutti gli operatori sanitari che, spesso al prezzo delle loro vite, hanno profuso energie e professionalità sino allo stremo delle forze per aiutare le tante persone contagiate? Il tutto in un contesto scientifico confuso, contraddittorio e dove tanti virologi ed epidemiologi ci hanno spesso raccontato tutto e il contrario di tutto?

Nonostante questo quadro così complesso, abbiamo il dovere di guardare avanti. Magari con qualche certezza e qualche aiuto in più, perché da soli sarà davvero difficile che lo slogan più in voga durante il periodo del lockdown (“Andrà tutto bene”) possa tramutarsi in realtà.

                   Angelo Caputo

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